La scuola nella società “complessa” deve mettere nelle condizioni gli alunni di acquisire conoscenze, ma soprattutto di costruire competenze e capacità critiche; tanto, per svolgere un ruolo attivo nella società e partecipare da protagonisti ai processi di innovazione e cambiamento.
Tutto ciò può avvenire attraverso la coesione di fattori conoscitivi, emotivi, relazionali e creativi, da ricostruire continuamente. La scuola deve abituare alla ricerca, stimolare la curiosità e aiutare gli alunni a saper porre domande.
Tutto il lavoro dell’educazione e dell’insegnamento deve tendere a unificare, non a disperdere; esso deve costantemente sforzarsi di assicurare e nutrire l’intera unità dell’uomo. (J. Maritain)
È chiaro che chi considera negativamente i mezzi di comunicazione tende a confondere il potere dello strumento e il suo utilizzo che, se controllato, non solo può essere strumento positivo di trasmissione di sapere e informazioni ma anche di supporto e comunicazione. Ciò che bisogna fare è imparare a utilizzare positivamente la tecnologia.
Per il pedagogista Ugo Margiotta:
Il vero problema dell’insegnamento è quello di assicurare, assecondare, sostenere, perfezionare le possibilità di integrazione degli apprendimenti da parte degli allievi e l’informatica può fornire risposte credibili al problema in due modi: oggettivamente può (grazie allo sviluppo delle procedure ipertestuali) consentire agli insegnanti prima e agli allievi poi di navigare tra conoscenze e di imparare a comunicare tra universi di conoscenza; soggettivamente, obbliga ciascun insegnante a riordinare i paradigmi epistemologici su cui fonda le sue qualità di intellettuale specializzato nell’insegnamento.
Sempre secondo Margiotta, la multimedialità per dare buoni risultati in campo scolastico richiede multialfabeti, e l’insegnante oggi tende ad essere multialfabeta perché usa linguaggi diversi con gli alunni tenendo conto delle differenze individuali che si esplicano con diversi stili cognitivi e diverse modalità di apprendimento.
Multialfabeta è colui che utilizza linguaggi diversi per comunicare. Usare linguaggi diversi significa creare continuamente nuove mappe cognitive a seconda dei contesti d’uso di riferimento delle procedure di conoscenza o di azione in cui è impegnato; significa produrre strategie appropriate di soluzione dei problemi e conseguentemente metodi e prospettive “competenti” di esplorazione. In altre parole multialfabeta è colui inventa secondo la classica etimologia del termine “invenio”: e cioè scopre trova organizza riorganizza, inventa setting esperti di interazione, di comunicazione e di relazione.
I mezzi multimediali diventano dunque strumenti di produzione di conoscenze ma al tempo stesso consentono una fruizione personalizzabile dei contenuti, rigenerabili in altre conoscenze.
Per il professore Roberto Maragliano disporre di tutte questa possibilità di comunicazione costituisce occasione di rinnovamento, tanto che egli propone di rivedere l’intero impianto della formazione e di
assumere il multimediale come ambiente di lavoro, esattamente come la scrittura è stata fin qui l’ambiente di lavoro (esclusivo) dell’azione scolastica. Cioè ripensare – ridefinire i contenuti e le forme dell’insegnamento in un’ottica di integrazione piena tra l’autorevolezza della macchina del sapere per eccellenza (il libro) e la forza d’urto delle macchine dello svago e del coinvolgimento (tv e cinema, ma anche videogioco). Insomma, utilizzare la buona multimedialità come risorsa per liberare, valorizzare, dare consapevolezza, profondità, operatività al patrimonio di esperienze dell’essere multimediale per eccellenza, il bambino, e con esso la parte infantile del ragazzo e dell’adulto.
L’obiezione più frequente sull’uso delle nuove tecnologie e che potrebbe far scomparire, o rendere obsoleto, l’utilizzo della lingua scritta. A questo proposito è intervenuto il noto linguista Tullio De Mauro a mettere in risalto come le nuove tecnologie portino in sé, invece, l’esatta necessità opposta, costringendo a leggere di più e a scrivere e a comunicare di più.
Non esiste dunque un sapere uguale per tutti ma dei processi che cambiano a seconda delle realtà culturali in cui si manifestano e in base alle esperienze soggettive di ogni individuo. In questo contesto gli strumenti multimediali possono assumere un ruolo determinante in quanto la grande varietà dell’offerta, affiancata alla sua capacità di adattarsi alle esigenze dei singoli, possono essere determinanti per lo sviluppo delle capacità dell’individuo.
IL RUOLO DELL’INSEGNANTE non deve essere solo strumentale ma deve essere di mediazione e trasformazione delle conoscenze, ossia contribuire allo sviluppo di un pensiero autonomo da parte degli alunni.
Daniela Siano