“Giustizia e Bellezza”: mostra-evento al Tribunale di Napoli

Una struttura ottagonale è stata pensata e allestita al centro di Piazza Coperta al Tribunale di Napoli, per ospitare la mostra “Giustizia e Bellezza”, a cura di Don Gianni Citro, patrocinata dal Tribunale Ordinario di Napoli, dalla Regione Campania e dalla Camera Penale di Napoli.

Sono intervenuto al taglio del nastro questa mattina, con il Prefetto di Napoli Claudio Palomba, il Presidente del Tribunale Elisabetta Garzo, il Procuratore Generale Luigi Riello, il Presidente del Tribunale delle Imprese Nicola Graziano e il Presidente f.f. della Corte d’Appello Eugenio Forgillo e insieme – accolti e accompagnati da Don Gianni – abbiamo visitato la mostra.

Questa ambiziosa iniziativa di esposizione di ben 12 dipinti barocchi di rara bellezza ed intensità nella Piazza del Palazzo di Giustizia, riesce in modo eccellente a combinare quell’etica ed estetica della pittura del 600 ed a trasmettere negli spettatori che la varcheranno quell’armonia inconsapevole tra il tema della Giustizia e della Bellezza proposta dagli ideatori e curatori della mostra.

Si tratta di un percorso molto difficile ma premiante: irrompere negli ambienti dell’amministrazione della Giustizia riuscendo ad ingenerare quello stupore dell’Arte nei suoi inconsapevoli spettatori quotidiani. Bisogna riconoscere alla Fondazione audacia e capacità per un ben riuscito percorso di ricomposizione tra l’arte e gli spazi che la ospitano. La scelta di organizzare una mostra di pittura barocca all’interno del Tribunale è calzante perché evoca il corpo in movimento, così come il corpo è il fulcro del diritto ed in particolare del diritto penale.

Il Barocco italiano ci insegna a riconoscere non solo la dignità, ma la bellezza dei nostri corpi e ci educa in questo modo al rispetto dell’altro, attraverso il rispetto dei corpi dei carcerati, dei corpi dei poveri, dei corpi dei torturati, dei corpi dei rifugiati, dei corpi dei migranti.

Va dato atto alla Fondazione CREA di essere riuscita, tra alchimie organizzative e sottotitoli di opere meravigliose che raffigurano soggetti sacri ed allegorici (Crudeltà e Delitto, Coraggio e Lotta, Inganno ed Innocenza, Speranza e Giudizio, Cura e Visione), ad innescare quello stupore improvviso in grado di rivelare quella Bellezza ed a proporre in modo innovativo e sperimentale la Cultura come strada per migliorare il futuro del genere umano.

Non c’è rivoluzione culturale più efficace di quella di ingenerare nell’animo umano il seme della Bellezza. E per rispettare i corpi degli ultimi – e per dar loro giustizia – occorre innanzitutto essere capaci di vederne la bellezza.

Francesco Picarone